La città 

San Giorgio a Cremano, situata alle falde del Vesuvio, alla periferia di Napoli, è un centro cittadino ad alta densità. Esso è ben collegato con il capoluogo e dintorni grazie al servizio trasporti pullman e circumvesuviano. La città presenta  tutti quei problemi tipici della fascia vesuviana: sovraffollamento, traffico caotico, inquinamento acustico ed atmosferico,  spazi verdi e  strutture ricreative pubbliche limitate, disagio giovanile  che si manifesta anche in una microcriminalità diffusa.

Gli alunni, infatti, vivono in una società che presenta anche crisi di valori e mancanza di punti certi di riferimento e la comunicazione, sia familiare che collettiva, è talvolta difficoltosa.

La scuola, allora, ha il compito di far considerare  e di far emergere altri valori, ben più importanti, e di individuare le strategie adeguate affinché ogni alunno possa formarsi  arricchendo il proprio bagaglio culturale, puntando al successo formativo mediante la strutturazione di un percorso di vita consapevole. Gli alunni sono, prevalentemente, figli di lavoratori autonomi, impiegati, operai,  di professionisti e  artigiani; non mancano famiglie con situazioni particolari ed irregolari.

Da un’attenta lettura della complessa realtà socio-culturale del quartiere, in cui opera l’Istituto Don Milani-Dorso scuola, emergono le seguenti problematiche:

  • carenza dell’offerta educativa del territorio;
  • distorta conoscenza della legalità;
  • presenza di alunni culturalmente svantaggiati;
  • mancanza di spazi per il tempo libero;
  • carenza di motivazione alla partecipazione da parte delle famiglie;
  • rischio di dispersione ed abbandono scolastico.

 

Le famiglie sono di tipo nucleare, di piccola e media borghesia, con occupazione prevalentemente nel terziario e con un numero crescente di madri lavoratrici. Il grado di cultura è medio. I genitori partecipano, eccetto pochissimi casi, consapevolmente alle iniziative della scuola ed alle riunioni previste. La scuola, da parte sua, favorisce tale coinvolgimento partecipativo.

Nell’ambito del territorio, da alcuni anni, il Comune organizza attività socioculturali per i bambini e le bambine dai 6 ai 14 anni in collaborazione con le Istituzioni Scolastiche. I laboratori non sono permanenti e sono da ritenersi insufficienti ad accogliere un gran numero d’iscritti. Le parrocchie organizzano sporadiche attività ricreative ed esistono, inoltre, associazioni sportive private che, chiaramente, realizzano attività solo a fini di lucro. Alla scuola quindi, soprattutto, è demandato il compito dell’istruzione e della formazione dei ragazzi.

Per la scarsa presenza di agenzie educative, i nostri alunni trascorrono la maggior parte del tempo libero in casa, davanti alla televisione, condizionati dai mass-media, oppure nelle aree condominiali, venendo spesso a contatto con realtà diseducative. Il problema assume un aspetto più rilevante nella zona di viale Formisano, dove il compito della scuola è reso più complesso da una frequenza spesso irregolare degli alunni. In quasi tutte le classi si segnalano casi di alunni provenienti da ambienti familiari problematici, che richiedono da parte dell’istituzione scolastica una maggiore attenzione in quanto soggetti a rischio, pertanto per essi sarebbe necessaria un’azione tecnica più specifica da parte dell’équipe neuro-psico-pedagogico operante sul territorio, degli assistenti sociali e degli operatori psicopedagogici. Per quanto riguarda il plesso Dorso si fa presente che esso accoglie un numero considerevole di alunni provenienti da zone limitrofe ( Barra, Ponticelli..) appartenenti a famiglie disagiate e con diverse problematiche socio-affettive.